
La struttura ipogea, alla quale si accede da una scala ad una rampa retta, presenta una pianta mistilinea.
Percorrendo la scala, si incontrano due sciave, un piccolo forno e una porta murata con conci di tufo; superata la scala si accede in un grande ambiente dove, sul lato nord, si affacciano cinque sciave; sul lato nord-ovest una stalla e un vano deposito. Sul lato sud-est sono ubicati due ambienti destinati a deposito e in uno di questi è conservata una pila in pietra leccese.
Nel grande ambiente dove avveniva la molitura sono visibili le tracce della vasca, ora distrutta, e numerosi allogiamenti dei torchi con gemelli.
l frantoio, interamente scavato nel banco roccioso, non è leggibile nei suoi caratteri originari, in quanto in totale stato di abbandono.
Tuttavia dalla decrizione fatta dal Monte nel 1991, sappiamo che gli ingressi erano tre, tutti posti a quota differente e uno di essi provvisto di una rampa in curva edificata successivamente. In tutta la struttura trovavano posto diversi ambienti: una stalla, diverse sciave con camini, le zone cucina con sedili in pietra, i depositi, una pietra molare e quattro fori per l'areazione. Secondo il Monte, la vasca e la pietra molare che si vedevano nel frantoio erano posticci. Vi erano inoltre due zone, una più piccola e una più grande collegate da un passaggio adibito a cucina, elemento confermato dalla lettura dei disegni di rilievo, dalla quale emerge chiaramente l'accostamento delle due strutture ipogee.


