
Il fenomeno di accentramento degli insediamenti abitativi ha assunto in varie aree del Mediterraneo, tra cui il Salento, un aspetto singolare che col tempo è sfociato nel fenomeno delle case a corte, tipo di abitazione caratterizzata dalla presenza di uno spazio scoperto comune,
attorno al quale si dispongono varie unità abitative. costruita con l’utilizzo della pietra locale (detta pietra leccese) tenuta insieme da un impasto di argilla. I muri venivano imbiancati a calce, mentre il soffitto, dapprima costruito con canne e tegole, venne sostituito poi da volte in muratura “a botte” o “a stella”. La funzione di depositi per il grano o per le varie derrate alimentari era svolto da grandi buche scavate nel terreno e coperte da botole; non poteva mancare il camino, luogo di aggregazione per i familiari e gli ospiti nelle lunghe sere invernali. Come ricordano l’Arditi e il Palumbo, la tipica casa greco-salentina non è mai a contatto con la strada, da cui è separata da un portale, spesso con decorazioni floreali che, come una sorta di megaron della Grecia antica, costituisce il fulcro della vita delle varie famiglie che vi si affacciano: esso è dotato infatti di un pozzo comune, della pila per lavare i panni, dello stompaturu per il grano. L’utilizzo comune di servizi e accessori concorreva così a cementare i rapporti di amicizia del ghetonìa (=vicinato, in griko), nucleo di base di socializzazione nei paesi della Grecìa salentina, luogo di scambio e di formazione, fondale da teatro per tanta parte della letteratura popolare dell’area ellenofona.


