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Lequile

Storia e monumenti principali
Stemma LequileIl comune di Lequile si estende su u territorio di 36,36 kmq ed ha una popolazione di 7.996 abitanti; pertanto la densità è di 219 ab/kmq. Gli abitanti da sempre dediti all’agricoltura si sono negli ultimi decenni rivolti al commercio; le imprese in esso impegnate risultano essere 165 contro le 68 dell’industria e le 68 dell’artigianato. E’ un piccolo centro situato su una zona pianeggiante a sud ovest di Lecce, da cui dista circa 6 km. La tradizione vuole che il nome Lequile deriverebbe, secondo la tradizione, da Leculo, il fondatore romano che qui costruì la sua villa detta Leculae, poi Lequile. Secondo un'altra tesi, invece, l'origine del toponimo sarebbe da attribuire alle Aquilae, insegne imperiali, che campeggiano infatti sullo stemma comunale. In entrambi i casi è confermata l'origine in epoca romana. Scorrendo le vicende storiche del piccolo centro, è da ricordare la piccola guerra civile che seguì l'entrata a Napoli di Carlo di Valois, il quale mise in fuga il re aragonese Ferdinando: Lequile si divise tra sostenitori del re francese da un lato e del re spagnolo dall'altro. Fu poi la famiglia dei Saluzzo ad unificare e a dominare il paese dal 1690 al 1806, anno in cui fu abolita la feudalità. Il Menhir dell’Aia situato nell’immediata periferia del paese, ci fa intuire che esso fu frequentato fin dall’età neolitica. E’ tuttora visibile l’impianto urbanistico medievale, organizzato su due percorsi principali che si congiungono in Piazza San Vito. Lequile ha fatto parte della Contea di Lecce e nel corso dei secoli fino al 1806 fu feudo molto ambito per la fertilità dei terreni che consentivano un redditizio svolgimento delle attività agrofondiarie. Testimonianza di ciò sono i  numerosi giardini, casini, casine, ville e masserie; meta di vacanze per i nobili leccesi e abitanti del paese, presentano strutture massiccie ed elementi architettonici e decorativi di grande pregio e importanza. Ricordiamo Villa Franchini, le Franche, Casino Maddaloni, Villa Spada- Donadeo, Casino Li Patti. Il paese fu dunque borgo rurale caratterizzato da un nucleo abitato molto esteso e da una costante crescita demografica, registrata soprattutto nel XVI secolo. Elemento qualificante del vecchio nucleo abitato è la casa a corte, dotata di “supportico”, giardino retrostante e locali per conservare la paglia e le provviste, impreziosita anch’essa da tanti particolari che testimoniano la buona condizione economica dei proprietari. Anche se meno diffusi rispetto alle corti, i palazzi di proprietà di famiglie benestanti e nobili, colpiscono per il loro repertorio fantasioso e originale e per i loro maestosi portali e balconi, che richiamano e riproducono elementi del repertorio barocco leccese; degni di rilievo sono palazzo Brunetti, palazzo Caiaffa e palazzo Saluzzo. Altri importanti edifici abbellisco o il paese : la chiesa Matrice dedicata all’Assunta ed edificata nel XVIII secolo sui resti di un preesistente edificio seicentesco; la chiesa di San Vito costruita nel 1670, all’interno della quale si conservano grandi tele del pittore Salvatore Miccoli.

Santi protettori e feste patronali
San VitoIl protettore di Lequile è San Vito i cui festeggiamenti si svolgono nella quarta domenica di giugno. Durante l’anno, però, in ricordo di due avvenimenti che ebbero come protagonista San Vito, si svolgono altre feste in suo onore, quella cosi’ chiamata di “santu itu menzanu” (San Vito medio), che si svolge il martedi’ dopo Pasqua, e quella di “santu itu piccinnu” (San Vito piccolo) che si svolge il 13 febbraio. La festa “te santu itu menzanu” venne istituita per ricordare l’arrivo a Lequile di un ampolla contenente il sangue di San Vito; la festa “te santu itu piccinnu” è legata a una tradizione popolare, secondo la quale il 13 febbraio di un giorno imprecisato a Lequile si era scatenato un violento nubifragio con tuoni e fulmini Improvvisamente alcune persone credettero di vedere nel cielo San Vito che gesticolava come se volesse allontanare i fulmini dal paese; ed infatti poco dopo il cielo si rischiarò e l’acquazzone passò I lequilesi, per ringraziare San Vito dello scampato pericolo, portarono in processione per le vie del paese la  sua statua. Durante i tre giorni di festeggiamenti in onore del santo, il paese è abbellito con coloratissime luminarie; si svolgono concerti di vario tipo e una fiera nella quale vengono esposti prodotti di vario tipo.

Bibliografia
COSTANTINI A. Guida alle ville del Salento, Congedo Editore, Galatina 1992. COSTANTINI A. La casa a corte nel Salento leccese, Adriatica Editrice Salentina, Lecce 1974. COSTANTINI A. Le Masserie del Salento, Congedo Editore, Galatina 1994. FOSCARINI A. (a cura di M. Paone) Lequile, Congedo Editore, Galatina 1976. FOSCARINI A. Armerista e notiziario delle famiglie nobili, notabili e feudatarie della Provincia di Lecce, Lecce 1927. GRAZIUSO L. Appunti per una toponomastica rurale salentina, In “Studi linguistici salentini”, I, 1965, pp. 3-12. MONTE A. I Frantoi ipogei di Terra d’Otranto, in “Lu Lampiune”, anno VII, n.2 agosto 1992, pp. 118.121 COSTANTINI A. (a cura di) Architettura  e paesaggio rurale nell’area della Cupa, Editrice Salentina, Galatina 1997, pp. 138-151,  Regione Puglia Assessorato Pubblica Istruzione Crsec Le/39 Monteroni . COSTANTINI A. (a cura di) Edilizia domestica e architettura religiosa nell’area della Cupa, Editrice Salentina, Galatina 1999. pp. 49-81, Regione Puglia Assessorato Pubblica Istruzione Crsec Le/39 San Cesario. ROLHFS G. Dizionario toponomastico del Salento, Ravenna 1986. Ville suburbane e residenze di campagna nel leccese In “Studi e Ricerche di Geografia”, XV, Fasc. II., Geocart Editore, Napoli 1992.

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